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Andrea Gandino

Solo il blog di un altro web designer.



Discendenti, ascendenti e vedove

Postato il 1 Febbraio 2007

Se c’è una cosa che mi ha sempre affascinato, quella è la tipografia. Ok, è soltanto un’altra voce nella lista di cose che vorrei imparare o almeno conoscere in modo basilare, e per le quali il tempo scarseggia quasi sempre.

Oggi mi sono imbattuto, quasi per caso, in due termini che fanno parte di quello che potremmo considerare come il vocabolario della tipografia. Ad alcuni di voi potranno sembrare ovvi, ma per chi, come il sottoscritto, è a livello -1 quanto a conoscenza dell’argomento non lo sono affatto. Così, giusto per tenere questo articolo anche come riferimento futuro per il sottoscritto, ho deciso di prenderne nota, non sia mai che un giorno possano in qualche modo tornare utili.

Descender

Nient’altro che un carattere che va al di sotto della linea base propria di quel font. Ad esempio, nella parola “gatto” la “g” è un descender. Similmente esiste un altro termine, vale a dire “ascender”, che significa l’esatto opposto, ovvero un carattere che si estende al di sopra della linea mediana del font.

Per valutare quali siano le linee immaginarie che delimitano i descenders e gli ascenders, si prende come modello la lettera “x”, ovviamente minuscola, dal momento che i suoi estremi inferiore e superiore sono equidistanti dal punto in cui le rette che la compongono convergono.

Widow
Una parola rimasta ‘vedova’ è, come forse potrete intuire, una parola che, dopo essere andata a capo, è rimasta con il solo punto a farle compagnia, in quella che altrimenti sarebbe una riga completamente vuota, come nell’immagine che segue.
Le parole 'vedove' non hanno altre parole accatto a loro nella riga, ma soltanto punteggiatura

Un paio di riflessioni circa le due cose.

Innanzitutto, direi una piccolissima nota circa i descenders. Da quando s’è cominciato a parlare di web 2.0, ha preso piede quello stile di design, alla lunga decisamente troppo ripetitivo, fatto di loghi translucidi e di riflessi, come se ogni scritta fosse posta su un tavolino di cristallo.

In realtà, da un punto di vista tecnico c’è poco da eccepire, nel senso che è un effetto decisamente gradevole. Tuttavia, oltre all’abuso spropositato dello stesso, bisognerebbe prestare attenzione a far sì che tale effetto non risulti deleterio per il layout complessivo della nostra pagina.

Ad esempio, ed è qui che entrano in gioco i nostri descenders, è assolutamente sconsigliabile usare quell’effetto su un testo che presenta caratteri che sforano in basso rispetto alla baseline, pena un risultato palesemente poco realistico.

Un’altra osservazione, o per meglio dire un trucchetto, riguarda le parole vedove. Siccome è un pensiero generale che le parole vedove non siano esattamente il massimo a livello stilistico, e siccome il loro presentarsi è dovuto al fatto che sono precedute da normali spazi che conducono all’andare a capo, si può ovviare al problema sostituendo all’ultimo spazio, o in alcuni casi agli ultimi due spazi, due cosidetti non breaking spaces.
Siccome non interrompono la linea, gli spazi caratterizzati dall’entità HTML   forzano le parole cui fungono da separatori a non andare a capo, eliminando di fatto il problema delle vedove.


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